Storia di Civitavecchia: dal 1854 al 1883

Tratto da “La Storia di Civitavecchia” di Enrico Ciancarini e Odoardo Toti.

Nel 1854 finalmente viene attuata la piena restituzione delle franchigie portuali, mantenendo separato lo scalo dalla città.

Nello stesso anno Alessandro Lesseps, che nel 1849 era sbarcato a Civitavecchia al seguito dell’Oudinot, viene incaricato da una società francese di studiare l’ampliamento del porto, ma il Governo pontificio risponde: “siamo troppo piccoli per un’impresa cosi grande”.

Il 14 giugno vengono unite le diocesi di Civitavecchia e Tarquinia e questa chiede di avere il Seminario, essendo stato chiuso quello di Civitavecchia, perché occupato dalle truppe francesi. Civitavecchia presenta, tramite l’avvocato Casimiro Guglielmotti, ricorso che per il momento non sembra avere avuto esito anche perché il fabbricato resterà occupato per lungo tempo.

Il 23 aprile del 1856, il Governo Pontificio firma la concessione alla società “Pio-Centrale” per la costruzione e gestione della tanto attesa linea ferrata.

Nello stesso anno viene appaltata la linea telegrafica elettrica Roma-Civitavecchia.

Tra il 13 e il 17 ottobre, Pio IX onora la città, visita il porto, la darsena e la stazione ferroviaria in costruzione.

A marzo del 1859 la linea ferroviaria è ultimata e viene collaudata con un convoglio che parte da Civitavecchia alle 6,30 e giunge alla Stazione di Porta Portese alle 9,30 con 240 persone, in maggioranza pescatori che recano doni al Pontefice. Con l’apertura della linea ferroviaria, la stragrande maggioranza dei trasporti marittimi per la capitale si sposta nel nostro porto a danno della linea fluviale, che per lungo tempo aveva posto limiti agli interessi delle classi commerciali e imprenditoriali di Civitavecchia. A maggio, vengono offerte sostanziali riduzioni delle tariffe ferroviarie, per quanti vogliano raggiungere Civitavecchia in occasione dei festeggiamenti in onore di S. Fermina, nasce così il turismo ferroviario.

Nel 1860, quando Garibaldi entra a Napoli, il governo di Cavour decide di inviare due corpi d’armata contro lo Stato Pontificio. Il 7 settembre, da Torino parte il Conte della Minerva per recare l’ultimatum al cardinale Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX. Giunge a Civitavecchia il giorno 10, ma gli viene impedito di proseguire per Roma e deve consegnare il plico al Delegato Apostolico della nostra città.

L’esercito pontificio non è in grado di fermare l’avanzata di quello piemontese. L’Umbria viene liberata e il 24 settembre una colonna italiana, guidata dal colonnello Masi, si avvia per occupare Corneto ma i francesi di stanza a Civitavecchia avanzano su questa città e costringono il Masi a ritirarsi a Toscanella.

Dal 1860 lo Stato Pontificio è ridotto al solo Lazio, suddiviso fra la Comarca di Roma e le quattro delegazioni di Frosinone, Velletri, Viterbo e Civitavecchia, l’unico porto a disposizione del Papa, protetto dalle truppe francesi. Questa situazione favorisce una ripresa delle attività commerciali dello scalo ed un incremento dell’attività dell’arsenale.

Nel 1861 Alessandro Cialdi, consapevole dell’esiguità delle banchine e della superficie del bacino interno, della ristrettezza dell’ingresso alla darsena, dell’esiguità del collegamento ferroviario, pubblica un “Disegno per l’ingrandimento e meglioramento del porto di Civitavecchia”, con il quale propone lo scavo di un bacino tra il forte del Bramante e la stazione ferroviaria. Nel 1862 presenta questo progetto alla Camera di Commercio, che rimane però un suo sogno.

Il 7 ottobre del 1861, Pio IX parte da Roma alle 8,30 in treno, visita Civitavecchia e alle 18,30 ritorna nella Capitale.

Con l’apertura della linea ferroviaria, il Genio militare francese costruisce una nuova cinta che racchiude il fascio di binari ed ampie aree che vengono messe a disposizione dello sviluppo edilizio della città. Il Comune emana perciò un Regolamento edilizio, nel quale tra le tante disposizioni si specifica che gli edifici, invece che da tetti, potranno essere coperti da terrazze. Ad aprile del 1863, Fra Raffaele de Ponticelli, Ministro generale dell’Ordine dei Minori Osservanti, richiede a Pio IX di poter edificare una chiesa con annesso convento sulla Via Aurelia a sud della Stazione ferroviaria (sarà la chiesa oggi comunemente detta dei Martiri Giapponesi, la cui prima pietra verrà posta il 13 giugno dell’anno successivo).

A giugno dello stesso 1863, la Camera di Commercio si oppone al prolungamento della linea ferrata nell’interno del porto, sostenendo che il nuovo tronco avrebbe danneggiato le attività dell’arsenale, i facchini, i commercianti ed i trasportatori operanti nell’ambito portale, palesando una spasmodica difesa di interessi corporativi che mal si concilia con l’esigenza di un ammodernamento indispensabile per controbattere la concorrenza di altri porti. Per altro verso a novembre, il Governo centrale concede alla società delle ferrovie il prolungamento verso nord fino al confine con la Toscana, ove la ferrovia italiana già arriva al Chiarone, poco distante da Montalto.

Nel 1864 la Camera di Commercio concede alla Venerabile Confraternita del Gonfalone un contributo per i restauri da eseguire nella Chiesa di Maria Santissima delle Grazie, detta anche della Stella.

In questo momento purtroppo la crisi in cui versa lo Stato, si riflette pure sulle attività commerciali del porto, che soffrono per il mancato sviluppo della marineria pontificia mentre l’arsenale è utilizzato dai francesi che, di fatto, monopolizzano le attività portuali, soltanto per riparazioni e interventi d’urgenza.

Nel 1865 il Comune concede alla Compagnia di Gesù un’area non distante dalla Stazione ferroviaria, per l’edificazione di una Residenza dipendente dal Collegio Romano della Compagnia, che non si realizzerà (vi verrà edificata nei primi anni del secolo seguente la Chiesa con l’Oratorio dei Salesiani).

Due sono le questioni che maggiormente impegnano gli amministratori locali: l’utilizzazione delle aree destinate all’ampliamento urbano, per la quale il Comune opera per venire incontro con facilitazioni ai richiedenti; il progetto relativo alla costruzione della linea ferrata che dovrà congiungere Civitavecchia ad Orbetello, che crea non poche perplessità e contrastanti opinioni. Tra l’agosto del 1866 e l’aprile del 1867 numerose adunanze consiliari sono impegnate nell’esame di questo progetto, che prevede il passaggio nell’interno della nuova cinta muraria edificata dal Genio francese (si tratta del tracciato odierno).

Animate e talvolta accese discussioni nascono tra coloro che sono favorevoli a tale ipotesi e coloro che sono contrari, prevedendo danni irreparabili da una trincera che dividerebbe la città in due.

La società offre pure lauti compensi, ma sta di fatto che il Consiglio esprime pare negativo, sebbene il Governo centrale deve aver sin dal principio assicurata la realizzazione del passaggio interno. La realtà è che il 22 giugno del 1867 il tratto ferroviario che unisce Orbetello a Civitavecchia viene aperto al pubblico.

Questa realizzazione porterà una contrazione dei trasporti marittimi da e per la capitale, che aggraverà la crisi economica, provocata dalla soppressione definitiva delle franchigie, in coincidenza con la collocazione, all’interno del nuovo muro di cinta, del campo francese e dalla partenza dell’ultimo contingente delle truppe di Napoleone III, rimasto nello Stato Pontificio, che si imbarca il 13 dicembre del 1866.

A ottobre del 1867, Garibaldi tenta con le sue Camicie rosse di marciare su Roma ma la Francia invia a Civitavecchia due divisioni al comando del generale De Failly, che con quelle pontificie al comando del gen. Kanzler, sconfiggono le truppe garibaldine a Mentana. La Francia, nuovamente schierata per sostenere il residuo potere temporale, continua ad inviare truppe fino a gennaio del 1868 e si rende necessario acquartierarle in Civitavecchia, dove ancora una volta vengono affittati i precedenti locali ma anche dei nuovi di proprietà Alibrandi, nonché edifici non ancora completati nell’area che costituirà il rione Nona, di proprietà dei Guglielmotti, ma gli affitti ancora una volta graveranno sulle casse comunali.

Pio IX torna a Civitavecchia il 26 ottobre e per l’occasione si organizza una regata, e gli si presenta un progetto di una ferrovia per Viterbo. Pio IX visita il costruendo nuovo carcere presso il Prato del Turco, su progetto del De Merode.

In occasione del giubileo sacerdotale di Pio IX, celebrato il 31 luglio del 1869, la Camera di Commercio, in rappresentanza della popolazione di Civitavecchia, offre al pontefice un eccezionale album fotografico di dodici foto, arricchito da un’artistica copertina rivestita di motivi floreali in argento.

Il 10 novembre viene approvato lo Statuto della Società Anonima per l’Illuminazione a Gas della città. La città esce dalle tenebre notturne.

A gennaio del 1870 è eletto l’ultimo Consiglio comunale pontificio, che è subito alle prese con la disastrosa situazione economica, imputabile alle spese per il casermaggio delle truppe francesi. L’amministrazione comunale si trova pure alle prese con complessi problemi di viabilità tra il centro storico e le aree tagliate dalla trincea ferroviaria.

La storia di Civitavecchia papale è al suo epilogo. Il 19 luglio Napoleone III è in guerra con la Prussia e il mese dopo il contingente francese lascia Roma, imbarcandosi ancora una volta nel nostro porto. Il 6 settembre, dopo la tragica sconfitta dei francesi a Sedan, il Governo italiano decide l’intervento armato per la conquista di Roma. Il giorno successivo, come mai si era verificato, il verbale della riunione del Consiglio comunale di Civitavecchia non reca la sigla di chiusura né le firme prescritte, forse segno di un improvviso accadimento che anticipa l’ormai imminente rovina del governo pontificio.

All’avvicinarsi del contingente italiano, comandato dal generale Nino Bixio, la popolazione scende a 6.000 abitanti, poiché in gran numero abbandonano la città. Le forze militari, che dovrebbero difendere la piazzaforte, ammontano a 35 ufficiali e 890 uomini, più una sezione di artiglieria di campagna, 173 pezzi di artiglieria e abbondante munizionamento.

Il 13 settembre si riunisce il”consiglio di difesa”. Il colonnello Serra, il comandante spagnolo della piazza di Civitavecchia, il 14 invia conferma a Roma che tutto è pronto per opporre resistenza, ribadendo così implicitamente, che il consiglio di guerra ha deliberato di sostenere l’assedio, ma non nasconde qualche incertezza sulla tenuta delle sue truppe, tra le quali serpeggia qualche avversione. Il 15 sopraggiungono altri rinforzi dai centri circonvicini e la città può contare su 800 uomini a terra e su altri 300 per il fronte a mare, per impedire l’ingresso della flotta italiana, comandata dall’ammiraglio Del Carretto.

Nino Bixio invia un suo parlamentare per chiedere la resa della Piazza, il Serra chiede 24 ore di tempo. Il parlamentare torna una seconda volta ma ottiene ancora un rifiuto, al che secondo una versione del biografo di Nino Bixio, costui avrebbe esclamato: “Non accordo un minuto di più, domattina ci si chiederà dove fu Civitavecchia”.

Fatto è che probabilmente per una serie di circostanze, il timore di una difesa inutile e foriera di gravi danni alla città, il convincimento della eccezionale superiorità dell’apparato militare italiano, forse anche l’intervento dei rappresentanti della città, preoccupati di evitare rovine e lutti, la presenza di malumori e timori nella popolazione, il pericolo di azioni cruente da parte di coloro che parteggiano per l’unione all’Italia, viene presa la decisione di non opporre resistenza. Alle 7 del 16 settembre, entra in porto la corazzata Terribile e alle ore 10 le truppe del Bixio sfilano in città dalle sue tre porte.

Il 17 settembre i membri del Consiglio municipale, radunati nel Palazzo del Comune, si dichiarano dimissionari, al loro posto viene nominata una commissione provvisoria. La sera del 19, al Teatro Traiano, è istituita la Giunta Governativa provvisoria, costituita da quattro civitavecchiesi, un tolfetano e un tarquiniese, in rappresentanza del circondario, per coadiuvare il generale Filippo Cerroti, al quale il Bixio ha affidato il comando della piazza. Lo stesso giorno al Traiano, viene eletta la Commissione Municipale per l’amministrazione della città.

Il 20 settembre la Giunta di Governo per la Provincia di Civitavecchia invia un proclama, inneggiando alla conquistata libertà. Con la breccia di Porta Pia, Roma è finalmente unita al resto della Nazione, realizzando così il sogno di tutti i patrioti italiani.

A Civitavecchia, alcuni funzionari delle varie amministrazioni del passato governo pontificio aderiscono al nuovo corso, altri, restando fedeli al Papa, si dichiarano dimissionari e i funzionari sabaudi, accorsi al seguito dell’esercito, li sostituiscono e li sfrattano dagli alloggi di cui fino a quel momento avevano goduto.

La Giunta di Governo decreta il reintegro di quei funzionari che erano stati epurati dopo la caduta della Repubblica Romana e fa pubblicare il manifesto che invita gli “Italiani della Provincia di Civitavecchia” a partecipare al Plebiscito del 2 ottobre ed a votare per l’annessione all’Italia. Alla consultazione possono votare gli uomini che abbiano compiuto 21 anni, i convocati alle urne sono 2.250, votano in 2.102, di cui solo 5 contrari e 8 votano nullo.

Con Regio decreto del 15 ottobre, è istituita la Provincia di Roma, che riunisce tutto il territorio laziale ex pontificio. Le popolazioni che perdono il privilegio del capoluogo inviano proteste e il Governo italiano promette scuole e caserme.

A Civitavecchia giunge un Commissario del Re, che è salutato dalla Giunta di Governo e dalla Giunta municipale e dai consoli residenti in città, che escluse poche eccezioni, sono i cittadini più facoltosi.

Pio IX intanto scomunica Vittorio Emanuele II e tutti coloro che hanno preso parte alla conquista dello Stato Pontificio.

In porto ormeggia la nave francese “Orenoque”, a disposizione di Pio IX, nel caso voglia abbandonare Roma. In seguito giunge l’inglese “Psyche”, per cui si sparge la notizia che il Pontefice vuole rifugiarsi a Malta.

Il 28 ottobre con Decreto reale viene deliberata la ricostituzione del Consiglio comunale, la cui elezione avviene il 13 novembre. Dalle urne esce una maggioranza liberale moderata, costituita su venti eletti da ben tredici che facevano parte del disciolto consiglio; lo stesso giorno sono eletti i rappresentanti del circondario di Civitavecchia comprendente Allumiere, Cerveteri, Corneto, Montalto, Monte Romano e Tolfa, alla Provincia di Roma.

Il 20 novembre in tutta Italia si svolgono le elezioni politiche e a Civitavecchia gli elettori iscritti sono soltanto 1.114, perché per la legge sabauda hanno diritto al voto politico unicamente gli esponenti delle classi più agiate. Il più votato è il generale Cerroti che però rinuncia per un altro collegio.

Il 24 novembre viene eletta la Giunta municipale composta da quattro assessori e due supplenti. Al Governo centrale spetta la nomina del Sindaco. La prima seduta del rinnovato Consiglio comunale porta la data del 12 dicembre.

Ricopre provvisoriamente il ruolo di sindaco Pietro Guglielmotti. Nella prima seduta è discusso molto vivacemente il problema della pubblica istruzione: la Giunta provvisoria aveva nel novembre passato deliberato l’istituzione delle quattro scuole elementari maschili e femminili e l’istituzione delle scuole ginnasiali e liceali, mentre da Roma si era promessa l’istituzione di una scuola nautica. Si nomina una commissione che suggerisce di affidare provvisoriamente ai Dottrinari le scuole superiori e inferiori maschili e alle suore del Preziosissimo Sangue le scuole elementari femminili. Per la prima volta il gentil sesso fa la sua comparsa nella vita sociale della città poiché vengono nominate ispettrici delle scuole femminili Elena Montanucci, Luisa Guglielmotti e Francesca Bucci. Torna pure all’attenzione del Consiglio comunale il problema dell’abbattimento delle vecchie mura e dell’ampliamento del porto.

Il 31 dicembre, dopo aver visitato Roma seriamente danneggiata da una grave inondazione del Tevere, passa da Civitavecchia il Re, che alle 19,40 alla Stazione ferroviaria, viene ossequiato e calorosamente salutato dalle autorità e dal popolo accorso numeroso.

Nel gennaio del 1871 a Roma viene insediato il Prefetto ed a Civitavecchia viene istituita la Sottoprefettura.

Nello stesso mese gli elettori di Civitavecchia e del collegio tornano di nuovo alle urne per votare il loro primo deputato: dopo il ballottaggio viene eletto Annibale Lesen. Nascono in città due giornali “Il Porto Romano” e “L’Intrepido”. La Società Democratica di Civitavecchia chiede al Comune di affiggere una lapide sulla facciata del Palazzo Comunale per ricordare i concittadini morti combattendo nelle patrie battaglie.

Gli amministratori invitano il Governo a nominare presidente del Tribunale Civile e Criminale di Civitavecchia l’avvocato Baccelli, già magistrato pontificio, rifiutando la nomina governativa di un’altra persona, estranea alla vita cittadina ma non ottengono risultato.

Con l’Unità d’Italia, la nostra città subisce cocenti limitazioni e l’espansione territoriale e politica di Roma mina molte delle ambizioni cittadine e contribuisce ad assestare duri colpi ai desiderati ampliamenti delle attività commerciali e portuali.

Giunge, infatti, notizia come a Roma si paventi la soppressione della Camera di Commercio ma per fortuna la rappresentanza inviata a Firenze, che è ancora per poco capitale del Regno, per sostenere le ragioni della città, ottiene successo.

Per sopperire al passivo finanziario delle casse comunali, si nominano coloro che debbono studiare l’applicazione della tassa sulla ricchezza mobile, possibilità offerta dalle leggi del Regno, si rinnovano gli abbonamenti per la riscossione dei Dazi e si discute la costituzione del corpo dei Vigili del Fuoco.

Il 25 febbraio Pietro Guglielmotti comunica di aver ricevuto dal Re la nomina a Sindaco della città. A marzo il principe Umberto si reca a Civitavecchia in ispezione militare, visita la fortezza e il battaglione ivi alloggiato.

Il 18 aprile si approva il Regolamento dei Vigili del Fuoco. Il 12 maggio si prende in esame un progetto di Luigi Manzi che prevede la fondazione di uno stabilimento di bagni termali. Nel 1869 lo stesso Manzi aveva inviato a Napoleone III un opuscolo, ove decantava i pregi delle nostre acque e presentava un piano per sfruttarle.

Il 1 luglio 1871 la Capitale viene trasferita a Roma. Il sogno di Mazzini e Cavour si avvera.

Il 24 agosto il Re firma il decreto per il riordino delle Camere di Commercio di Roma e di Civitavecchia, la prima con giurisdizione su tutti i circondari della Provincia di Roma, cioè Frosinone, Roma, Velletri e Viterbo, mentre Civitavecchia e il suo circondario ricadono sotto la giurisdizione della locale Camera, segno dell’importanza commerciale riconosciuta alla nostra città.

La crescente rapidità dei collegamenti ferroviari, la perdita del ruolo militare e politico, che il nostro scalo aveva nello Stato Pontificio, il perdurare dell’anacronistico legame al naviglio a vela, fanno comprendere come il ruolo di Civitavecchia assuma una dimensione molto ridotta con conseguente accentuarsi di una crisi economica. Nonostante ciò, nel 1870 il movimento portuale si aggira sulle 250.000 tonnellate annue ed è in fase crescente fino al 1887, per ridiscendere paurosamente nel 1896 e poi riprendere costantemente. In crisi è l’attività cantieristica e il commercio langue, sicché si fa strada la necessità di richiedere l’ingrandimento del porto, la cessione al Comune dell’Arsenale, la riduzione a Porto Franco della sola Darsena, l’attivazione di un binario che congiunga la Stazione al porto. Nel 1872 il Comune, consapevole del ruolo che i trasporti ferroviari vanno sempre più acquistando, interessa il Governo per la costruzione di una ferrovia fino ad Orte, alla quale aderisce Viterbo.

Il 13 giugno il vescovo Francesco Gandolfi consacra la Chiesa, con l’annesso convento, affidandola all’Ordine dei Minori Osservanti e dedicandola ai Martiri francescani del Giappone.

La Camera di Commercio e il Comune concordano le richieste da presentare al Governo: miglioramento del porto, cessione alla città del fabbricato della Darsena per stabilirvi magazzini generali, demolizione delle vecchie mura, estensione delle franchigie al perimetro della nuova città, prosecuzione delle franchigie di un anno oltre il termine fissato dal Ministro delle Finanze che intende abolirle in tutta la penisola, attivazione di un binario nell’ambito portuale, riduzione delle tariffe per il trasporto delle merci da Civitavecchia a Roma.

I forzati, detenuti fino a questo momento nell’edificio della Darsena, vengono trasferiti nel nuovo carcere e non potranno più essere utilizzati per il servizio di Nettezza Urbana, dato in appalto a privati.

Nello stesso anno si costituisce la Banda Municipale.

L’istruzione pubblica annovera in questo momento una Scuola Nautica, un Ginnasio, entrambi con scarso successo, una Scuola Tecnica discretamente avviata, una scuola elementare maschile ed una femminile.

Nel 1873 si verifica la definitiva abolizione delle Franchigie portuali, che con il passato Governo pontificio, avevano giovato non poco all’economia cittadina; sicché con l’inevitabile aggravio delle difficoltà economiche vengono frenate realizzazioni che avrebbero dovuto compensare questo ulteriore danno alla città.

Nel 1874 alle nuove elezioni politiche viene eletto Baldassare Odescalchi, promotore su consiglio di Garibaldi dello sviluppo turistico di S. Marinella, e costruttore della Villa dei Principi a Borgo Odescalchi.

Nella notte del 23 gennaio del 1875, viene accolto festosamente Giuseppe Garibaldi, che eletto deputato deve recarsi a Roma. Pernotta nella casa del suo amico Numa Palazzini, sul Lungomare (odierno Palazzo Luzi) e il giorno successivo una folla festosa lo accompagna alla Stazione, donde parte per la Capitale.

La Camera di Commercio chiede al Comune l’uso delle acque termali, acquistate nel 1872, per ottenere in città forza motrice, salvaguardando la loro utilizzazione per bagni terapeutici. La Giunta municipale, pur non rifiutando questo progetto, propone la costituzione di una commissione che esamini ogni aspetto, alla luce delle analisi necessarie per stabilire se lo stabilimento termale converrà costruirlo vicino alle sorgenti o in città. Il problema dello sfruttamento terapeutico delle acque termali è cosi definitivamente avviato, anche se tra ostacoli e difficoltà finanziarie.

Ad aprile viene presa in esame l’istituzione di una biblioteca comunale, mentre a maggio prende corpo il tanto desiderato abbattimento delle mura rinascimentali.

Il 12 luglio Giuseppe Garibaldi torna in città festosamente accolto per restarvi, su invito della Civica amministrazione, a sperimentare le acque termali per la sua progressiva infermità, fino all’11 di agosto, quando si imbarcherà per Caprera.

Nel 1876 le nuove elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, vedono una maggioranza del partito clericale che trova sostenitori nei pensionati del vecchio governo pontificio.

Alla fine dell’anno, il Consiglio municipale approva l’emissione di un prestito di lire 300.000 per la costruzione dello stabilimento termale.

Nel 1877 è in dirittura d’arrivo il progetto di spostare le carceri mandamentali dal Palazzo comunale per trasferirle nell’edificio dei nuovi forni (costruito nel 1777 e conosciuto con il nome di Carcerette), non appena reso agibile secondo il progetto redatto dal Genio Civile.

Il Ministero dei Lavori Pubblici approva l’istituzione in Darsena del Punto Franco, ma per il raccordo ferroviario con questo nascono forti opposizioni al progetto del passaggio lungo la passeggiata (l’attuale Viale Garibaldi), da parte di coloro che inascoltati vorrebbero una linea che passi fuori della città.

Il Teatro Traiano continua ad essere il luogo ove si svolgono gli eventi più significativi della vita culturale e politica della città. A novembre vi viene inaugurata la Società Operaia di Mutuo Soccorso e di Mutuo Credito in Civitavecchia, presieduta da Giuseppe Bruzzesi. E’ il segno tangibile dell’evoluzione politica e sociale che è in atto nella nostra città.

Frattanto il dibattito sulla costruzione dello stabilimento termale non ha tregua e a fronte di progetti privati, si fa strada l’intenzione della civica amministrazione di costruirlo per proprio conto in città e non presso le sorgenti.

Nel 1878 il Circondario di Civitavecchia subisce una prima mutilazione con il trasferimento dei comuni di Canale Monterano e Manziana a quello di Roma, presagio delle limitazioni sempre più cocenti che la nostra città subirà fino ai giorni nostri.

Civitavecchia, nonostante le avversità e le preoccupanti condizioni economiche, è destinata ad offrirsi ai romani come luogo preferito per lo svago estivo tanto che la Civica amministrazione richiede all’Amministrazione delle Ferrovie l’istituzione di corse per le gite di piacere.

Per quanto riguarda il dibattuto problema del binario ferroviario che attraversando il lungomare metta in comunicazione il porto con la stazione ferroviaria, questo progetto, che peraltro ha un precedente nella linea realizzata già sotto il governo pontificio, è sempre fortemente avversato. Vi si individua un ostacolo allo sviluppo turistico del lungomare arricchito dallo stabilimento balneare Bruzzesi e presto dallo stabilimento termale, che è in fase di completamento, ma vi è pure chi è consapevole che la mancanza di tratti ferroviari nel porto sia una delle cause per le quali non è possibile sostenere la concorrenza di Livorno.

Nel 1880 c’è chi propone di prolungare questo tratto ferroviario fino al Punto Franco da realizzarsi in Darsena, mediante un passaggio entro le mura che la cingono.

La drammaticità della crisi economica è messa in luce dalla constatazione che nel decennio 1871-1880 l’attività cantieristica è pressoché inesistente.

Nel 1881 finalmente viene aperto al pubblico un braccio dello Stabilimento Termale Traiano, che tuttavia nel corso degli anni a seguire si rivelerà un pozzo senza fondo per le continue ingenti spese, che costringeranno l’Amministrazione civica a darlo in affitto e poi a cederlo.

In questo stesso anno, il secondo censimento italiano dà per Civitavecchia città 9.210 abitanti, che con la campagna e le frazioni di S. Marinella, S. Severa e Palo raggiunge gli 11.821 abitanti.

Nel 1882 muore a Roma Alessandro Cialdi e il Comune accetta la donazione dei suoi libri e delle incisioni del Calamatta, di sua proprietà e gli intitola la Biblioteca Comunale.

In città non mancano contrastanti opinioni politiche e la viva rappresentanza di sostenitori della Chiesa si palesa in Consiglio Comunale, quando su venti votanti, cinque si oppongono al trasferimento della residenza civica nel palazzo dell’ex Convento di S. Francesco, ora di proprietà pubblica.

Il 2 giugno muore Giuseppe Garibaldi e il 7 Civitavecchia è invasa da migliaia di personalità, ministri, deputati, che arrivati con il treno, si imbarcano su sei navi per raggiungere Caprera, dove saranno celebrati i solenni funerali.

Ad ottobre del 1882 una tempesta devasta lo stabilimento balneare e il Comune delibera un contributo per la ricostruzione.

Nel 1883 un’inchiesta sulle condizioni della classe agricola, mette in luce il condizionamento negativo esercitato dal latifondo.

Prosegue intanto la demolizione delle mura di cinta, mentre distrattamente proseguono le trattative per la progettazione di una linea ferroviaria Viterbo, Toscanella, Corneto, Civitavecchia.

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