L’oro del Calamatta di M.Grazia Verzani

venerdì, 16 settembre 2011, 14:43 | Category : Storia
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Ai lettori: spero che la pubblicazione delle “Memorie autobiografiche”, inedite di Luigi Calamatta, ritrovate presso la “Bibliteque Historique de la ville de Paris”dopo anni di ricerche e tentativi e poi acquisite dalla” Società Storica Civitavecchiese”, diventino un bene comune. I tempi sono maturi, perché questa città, conoscendo il suo patrimonio storico ed artistico riacquisti la sua coesione e la sua identità.

Fra l’Africa e la Sicilia c’è un’isola ricca di storia, collegata con il porto di Civitavecchia da secoli: è l’isola di Malta, è da lì che comincia la nostra storia.

Mio nonno era maltese e credo che la famiglia Calamatta esista ancora a Malta, ma è solo all’età di quaranta anni, che ho conosciuto a Roma un mio cugino, parroco di San Martino in Monti. Durante la visita che feci a Roma, andai a trovarlo e mi ricevette con molto affetto, m’invitò a mangiare con lui in convento con mia moglie”.(….)

Per tornare alla mia famiglia credo che mio nonno Michele fu chiamato a Civitavecchia per consolidare il faro del porto. Il sig. Cialdi ha parlato di questi lavori e di quelli del porto di Anzio in un suo opuscolo e suppongo che furono questi lavori, che gli valsero il titolo, allora solo onorifico di Cavaliere di Malta. Il figlio Vincenzo, mio padre, continuò ad essere ingegnere del porto di Civitavecchia, mi ricordo ancora la canzone che mi cantava mia nonna materna, il cui sunto faceva così:” Se Calamatta non fosse venuto a Civitavecchia la lanterna sarebbe sparita”. Michele (o Michelangelo) Calamatta aveva lasciato Malta sulla fregata San Clemente di cui era maestro d’ascia e si era trasferito a Civitavecchia; nel 1776 fu decisa la dismissione delle due fregate papali, la San Carlo e la San Clemente, per le troppe spese di manutenzione. Sempre valido e ricco d’ingegno, sebbene anziano, si dette alla bozzelleria, lavoro più lucroso, che esercitò nell’Arsenale di Civitavecchia, essendo assentista l’inglese Denham. Per molto tempo si dedicò alla meccanica applicata alle manovre navali e, per questi suoi meriti, Pio VI, di cui aveva sposato una parente, lo nominò ingegnere della Comarca, titolo che poi passò al figlio. Consolidò l’antemurale nel lato nord-ovest fece costruire dei blocchi di cemento di 18 metri cubi ciascuno, metodo usato già da Vitruvio, ma il primo dei moderni a riutilizzarlo, la sua tecnica fu poi usata nel porto di Algeri. Lavorò nel porto di Civitavecchia fino al 1787, nel 1788 fu mandato ad Anzio.Morì forse per avvelenamento, tuttavia portò il nome di Malta e dei Calamatta ad essere conosciuto ad alto livello, dimostrando come l’ingegno sia fondamentale nel progresso umano.

Le “Memorie” di Luigi Calamatta continuano così:

Per questo fu dato a mio padre una piccola casa con un magazzino con l’obbligo di pagare alla Chiesa di San Pietro a Roma un canone annuale. Il mio tutore, che continuava a gestire i miei piccoli affari, durante il mio soggiorno all’estero, dimenticò di pagare il canone,la fabbrica di San Pietro, senza avvertire, né il mio tutore, né me, prese il magazzino,ed io piccolo pesce, dovetti fare il viaggio di Gionas. Io persi, naturalmente, il processo, che intentai alla bottega dei preti, che fu giudicata da dei preti, sotto il governo dei preti”

Così termina questo articolo e in seguito vi sarà spiegato come l’anticlericalismo di Luigi Calamatta non sia del tutto immotivato.

Maria Grazia Verzani

2 Comments for “L’oro del Calamatta di M.Grazia Verzani”

  1. 1roberto grazioli asti

    di Luigi Calamatta la storia dell’arte ha perso moltissimo di questo genio poco comune, cresciuto all’ombra del Vaticano in quell’Istituto San Michele in Roma, vera fucina dove uscivano lanaioli o bravi artisti, il piccolo Luigi venne forgiato per diventare il più grande esperto d’arte rinascimentale del suo tempo. A vent’anni decide che aver studiato teologia non bastava per fare un prete. Si dedicherà all’arte l’unica disciplina che non ammettette l’intrusione d’incapaci. A Parigi ci arriva nel 1821 con la nomea dell’anticlericale, ma non era vero, si vedrà che continuò negli anni successivi a fare affari col Papa di turno. Nei salotti buoni del regime di Carlo X, si fa apprezzare come valente pittore, questo fatto e praticamente sconosciuto a molti se non a tutti. Il nostro artista fu mandato a Parigi dal Vaticano per ritrovare le opere artistiche depredate dalle armate di Napoleone allo Stato della Chiesa, e chi meglio di lui avendole studiate nelle gallerie sapeva riconoscerle! Dopo svariati decenni il contenzioso aperto dal Vaticano e dall’Italia, finirà con un pari e patta. Calamatta ha molto da raccontare, e son tutti fatti molto inediti da lasciare attoniti. Roberto Grazioli Asti

  2. 2roberto

    si avverte nelle parole di Maria Grazia Verzani un caldo affetto per Luigi Calamatta. Il più delle volte sono duro e propongo una critica feroce per smuovere le idee sin troppo addomesticate che non favoriscono il carattere combattivo del Calamatta. Ci sono fatti inediti e nascosti a bell’apposta per non far sorgere l’idea che quel dipinto esposto al Louvre non è il modello tradotto dal nostro Calamatta. Lui lo sta dicendo in tutti i modi possibili ed è un vero peccato che nessuno gli creda.

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